Il complesso di inferiorità. Tra sintomi e tabù... ecco come superarlo!

Il complesso di inferiorità. Tra sintomi e tabù... ecco come superarlo!

Il complesso di inferiorità e i disturbi, più o meno gravi che da esso si originano, stanno divenendo una condizione patologica assai diffusa nei giovani e nella nostra società. Per sentirsi “alla pari” si sta puntando tutto sull’immagine e sul possesso!

Tutti oggi, a sproposito o meno, utilizziamo il termine “complesso” per descrivere comportamenti che si differenziano da ciò che riteniamo “normali”!

Se vogliamo dare una definizione psicologica di “complesso di inferiorità” possiamo identificarlo con:

l’insieme delle idee e degli impulsi, caratteristici dell’infanzia, e di carichi di emotività, che si sono fissati nell’inconscio. 

 

Molto spesso si arriva in psicoterapia per superare questo complesso, ma in realtà ciò che va trattato è qualcosa di diverso: il sentimento di inferiorità. Non è detto che tutte le persone che si trovino davanti ad una scelta o in una situazione complessa si sentano incapaci di risolvere il problema o di affrontare le contingenze, siano complessate.

Tutti affrontiamo momenti di difficoltà e, proprio se siamo consapevoli delle nostre capacità, ci sentiamo a disagio! “Vivere significa provare un sentimento d’inferiorità”, diceva Adler. Quindi tale sentimento è contingente e transitorio, non possiede nulla di patologico, anzi è espressione di una mente sana.

 

Quando ci si deve allarmare? Se riconosciamo di essere:

costantemente indecisi;

una persona che cerca sempre l’approvazione ed il sostegno morale altrui;

una persona che spesso rinuncia alle proprie idee per compiacere gli altri.

 

Sono questi i sintomi del complesso di inferiorità! Teniamo presente che è difficile arrivare alla scoperta del complesso perchè esso è sepolto nell’inconscio pur determinando le nostre azioni e condizionando le nostre scelte o non scelte. Ciò che possiamo riconoscere sono le reazioni che il complesso determina nella nostra coscienza, portandoci ad agire in un certo modo, producendo senso d’inquietudine, instabilità emozionale ed azioni scontate. Possiamo in sintesi osservare e riconoscere i sintomi del complesso e quindi decidere di affrontare in psicoterapia l’origine! La presenza di un complesso complica l’esistenza ed indica che non è avvenuto il corretto sviluppo psichico, ma non compromette l’intelligenza e le capacità razionali di una persona, che possono tranquillamente risultare adeguate e lucide.

 

In psicoterapia si lavora sui meccanismi che hanno prodotto il comportamento e sull’immaturità della psiche che caratterizza il sussistere del complesso e spesso la nevrosi. La persona può avere latente nell’inconscio un complesso di inferiorità, che condiziona il suo agire, senza essere per questo un caso patologico! Però, in alcune persone la conflittualità tra gli impulsi e le remore interne/esterne è piuttosto violenta e, in soggetti predisposti, determina lo sviluppo delle nevrosi. Nella mia pratica clinica di psicologo e psicoterapeuta ho riscontrato che spesso la presenza del complesso di inferiorità caratterizza le persone che soffrono di somatizzazioni ed hanno una bassa autostima.

La psicoterapia diventa il sistema più adeguato per liberarsi dal complesso di inferiorità e guarire dagli eventuali disturbi psicosomatici concomitanti. Atraverso le letture sintomatologiche corporee, in un tempo strettamente soggettivo, si arriva alla conoscenza ed all’interpretazione di quelli che sono i processi mentali inconsci. L’ostacolo da superare, che si rileva nei percorsi terapeutici, è quello che l’analisi, anche se mediata dal corpo, genera nel paziente la cosiddetta “inibizione”, poichè la scoperta dei contenuti latenti si scontra con i “tabù” che ogni persona possiede. Una volta che lo psicoterapeuta arriva a riconoscere l’inibizione del paziente, si avvia alla comprensione della tendenza nevrotica che caratterizza il complesso di inferiorità e/o la sintomatologia psichica o psicosomatica. È fondamentale tenere presente che se da un lato l’inibizione è negativa, dall’altro consente allo psicoterapeuta di conoscere le radici profonde della personalità del paziente. Ad esempio, una persona ansiosa e caratterizzata da insicurezze vive con timore gli imprevisti e si difende cercando di prevedere sempre tutto. Per questo soggetto liberarsi dagli schemi, riconoscere e lavorare sulle proprie inibizioni genera spesso forze incontrollabili ed imprevedibili che si trasformano spesso in sintomi come la fame nervosa, tremori, attacchi di panico, etc. Alcuni soggetti, che non sono abituati a prendere iniziative personali e ad assumersi le proprie responsabilità, fuggono ad un certo punto dal percorso terapeutico proprio quando si stanno scoprendo, attraverso le associazioni ed il lavoro psicoterapeutico, le conflittualità. L’immaturità psicologica di fronte alle scoperte profonde può attivare il bisogno di scappare in quanto le scoperte profonde generano angoscia ed attivano i meccanismi di risposta di fronte al pensiero: “non so cosa fare”.

Talvolta l’inibizione deriva dal fatto che nella psicoterapia il paziente prende contatto con fatti, pensieri e dinamiche di cui si vergogna. A volte il paziente tergiversa, oppure subito dopo aver espresso i contenuti, sente come se il terapeuta gli avesse strappato le rivelazioni. È vero che la psicoterapia può comportare turbamento, ma è un atto da non temere, in quanto in seguito al conflitto arriva anche la liberazione. A volte è l’immagine inattesa del nostro smarrimento che genera angoscia, ma dopo tale crisi troveremo un nuovo e più solido equilibrio. Ovviamente, per far stabilire il nuovo equilibrio, è indispensabile che il paziente ammetta, dopo aver chiarito la visione di quella precedente tendenza coatta ed averne verificato le conseguenze nel proprio modo di agire, la necessità di impegnarsi ad esprimere i propri veri interessi e le sue ambizioni. La psicoterapia ci conduce ad una migliore conoscenza di noi stessi, non solo perchè smaschera i punti deboli, disadattivi e patologici, ma perchè ci permette di scoprire ed esprimere la nostra natura autentica.

Paolofabrizio De Luca

 

domenica 16 settembre 2018

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Dott. Paolofabrizio De Luca
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