L'ansia agonistica del pre-gara: handicap o risorsa?

Alcuni giovani hanno una percezione particolarmente negativa delle sensazioni che provano prima di una gara, sia a livello fisico che psicologico, e chi ha tratti di personalità di per sé ansiosi tende ad amplificare la propria agitazione proprio nei minuti che precedono le gare. Se fino ad un certo livello, per alcuni professionisti e non solo, le tensioni psico-fisiche possono esprimere una positiva condizione di attivazione del corpo, per gli atleti che hanno una personalità non particolarmente forte, l’ansia può trasformarsi in paura o panico e compromettere l’intera prestazione. Basta un segnale come la tachicardia, una fascicolazione, un prurito o una sensazione gastrica, come il bruciore o la nausea, e tutto il talento sembra svanire.

Molti allenatori vivono le partite con molta ansia e trasferiscono anche ai loro calciatori tali sensazioni. Cosa comporta l’ansia non trattata nell’ambito sportivo? Implica che molte energie disponibili invece di essere spese per la gara devono essere investite per gestire e controllare proprio queste sensazioni percepite nel pre-gara. Quando l’allenatore riconosce le difficoltà e segnala il problema allo psicologo dello sport è possibile trattare il calciatore coinvolto ed investire in modo diverso le energie disponibili. Quando lo psicologo analizza l’intero gruppo può trattare il singolo ed il collettivo anche per ridurre tali handicap, che possono pesare nell’economie di un campionato e di una stagione. L’ansia può creare danni in ogni ruolo calcistico, ma se riguarda il portiere o l’allenatore può produrre effetti devastanti. Se nel riscaldamento pre-partita si presenta tale sintomo proprio nell’estremo difensore, soprattutto se particolarmente giovane, dipende dalla bravura dell’allenatore dei portieri riconoscere la difficoltà e chiedere aiuto allo psicologo dello sport, il quale interviene con l’obiettivo di trasformare tale espressione emotiva in qualcosa di positivo. Diventa fondamentale trasferire al giocatore sensazioni di sicurezza, autostima, fiducia nei propri mezzi. Tra i fattori di stress che vanno gestiti psicologicamente per non condizionare le prestazioni troviamo i seguenti aspetti:

il non sentirsi all’altezza: l’elemento ansioso vive tale condizione ed al minimo errore questo pensiero diventa una convinzione. Per questo è importante che lo psicologo lo motivi ad esprimersi al meglio, gestendo anche la tendenza che molti allenatori purtroppo hanno, di umiliare l’elemento o esprimergli rabbia eccessiva;

l’ansia da prestazione: la vittoria è determinante, ma non deve diventare un’ossessione e di conseguenza anche la sconfitta fa parte del gioco e deve essere uno stimolo a migliorare;

la gestione del confronto: la partita deve restare un gioco ed in quanto tale deve essere divertente, perché il calcio è tale prima ancora di essere uno sport spettacolare;

gli allenatori reattivi: molti calciatori vanno in ansia proprio perché temono le reazioni comportamentali dei loro mister e questo fattore aumenta l’indice d’errore;

l’applicazione delle regole: soprattutto nel calcio giovanile deve essere trasmesso che le regole e l’autorità arbitrale sono elementi da rispettare, verso i quali esprimere fiducia e non opposizione anche per garantire il fair play;

le emozioni indotte dal pubblico: molti ragazzi, che in allenamento esprimono al meglio le loro potenzialità, quando devono giocare davanti ad un pubblico vanno in ansia perché non riescono a gestire i propri flussi emotivi ed ecco che serve un lavoro psicologico specifico.


Paolofabrizio De Luca
Sports Psychologist
paolofabriziodeluca.it
FB: Psicologia Sportiva Professionale


Alan Bellatore
Preparatore
S.S.Maceratese 1922 Giovanili
FB: Preparatore Dei Portieri

mercoledì 07 dicembre 2016

Le Vie del Benessere

Dott. Paolofabrizio De Luca
Psicologo - Psicoterapeuta - Consulente Tecnico d'Ufficio Tribunale di Napoli.
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