Communico ergo sum: comunicare per essere!

Communico ergo sum: comunicare per essere!

La comunicazione è uno scambio verbale e non verbale (sguardi, gesti, mimica facciale, posizioni del corpo) che "mette in comune" pensieri, informazioni, opinioni, bisogni e aspettative di ciascun individuo. La comunicazione è un impegno e come tale richiede un certo grado di responsabilità; va allenata affinché sia chiara ed efficace.

La comunicazione in famiglia, tra la coppia genitoriale e i figli è di estrema importanza. Infatti, la mancanza di comunicazione (efficace), nei casi più gravi, può condurre a conseguenze psicologiche disastrose.

Modificando la massima cartesiana, potremmo dire: "Communico ergo sum: comunico, dunque sono!"

Infatti, è proprio attraverso la comunicazione che veicoliamo non solo i messaggi ma anche informazioni rispetto a chi siamo e cosa proviamo. A tal proposito, uno dei fattori che incide maggiormente nella comunicazione è il livello di congruenza che riusciamo ad infondere al messaggio che vogliamo trasmettere, cioè l' allineamento tra ciò che si dice ed il modo in cui lo si dice.

Possiamo dire le cose più importanti e interessanti, ma se non siamo congruenti sui tre canali comunicativi, definiti verbale (le parole che diciamo), paraverbale (come le diciamo - in riferimento al tono, alla velocità, al timbro, al volume della voce) e non verbale (come utilizziamo le espressioni del viso, la postura, i movimenti, la posizione occupata nello spazio, la distanza dall'interlocutore, ecc.) il nostro messaggio non sarà credibile e cadrà nel vuoto.

L'incongruenza genera dunque una riduzione drastica dell'efficacia della comunicazione.

Quindi, se vogliamo farci ascoltare  dobbiamo essere congruenti e dimostrare di comportarci come affermiamo, esprimendo le nostre idee con chiarezza.

La coerenza rende le comunicazioni sincere e aiuta i genitori ad entrare in maggiore connessione con i propri figli.

 

Ciò che conta veramente con i bambini è come siamo e non cosa diciamo!

Quando i genitori impartiscono i primi divieti e le prime regole utilizzano, in genere, le seguenti frasi: “Non toccare questo!; non correre!; non mettere le mani in bocca!; non saltare!; non urlare; non devi fare così!" Questa modalità comunicativa risulta fallimentare: i bambini, di fronte ad un divieto simile, reagiranno ignorandolo e continueranno l'azione indesiderata.

Non si tratta di sfide all’autorità genitoriale, ma di limiti dovuti al funzionamento del cervello che, a questa età, funziona per rappresentazioni mentali, dunque nominare l’azione X fa immediatamente attivare la rappresentazione di quell’azione.

Comunicare in positivo significa mantenere il messaggio originale, ma volgerlo in positivo.

Facciamo alcuni esempi di come possiamo modificare il nostro linguaggio comunicativo dal negativo al positivo:

non allontanarti – resta qui vicino;

non correre – cammina piano;

non mettere quella cosa in bocca – allontana quella cosa dalla bocca;

non prendere quella cosa – lascia quella cosa al suo posto.

 

Come possiamo notare il messaggio iniziale viene mantenuto (vorrei che tu la smettessi di fare X) utilizzando una modalità comunicativa persuasiva e più efficace.

Immaginiamoci un genitore che urlando al proprio figlio dice: "non urlare!"  genera un paradosso: mi stai chiedendo di non urlare ma tu lo stai facendo; come dovrei comportarmi? Ricordiamoci che i bambini in età prescolare apprendono per imitazione, dunque l'adulto per trasmettere un comportamento corretto deve fungere da guida. Proviamo a trasformare la frase in positivo: "non urlare"  diventa "parla a bassa voce" ( meglio se utilizziamo un tono di voce più basso).

Scegliere con cura il linguaggio da utilizzare - ovviamente in base all'età del bambino - e ascoltare in modo disponibile sono strategie vincenti, inoltre rappresentano un modo valido per far capire agli altri che ci stanno a cuore e che ci prendiamo cura di loro.

 

C'è bisogno di entrare nel mondo dei bambini per interagire e comunicare efficacemente con loro!

 

Non possiamo pensare che i bambini ci diano retta e si confrontino apertamente con noi se pretendiamo di rimanere su due piani differenti.

"Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.” diceva Antoine de Saint-Exupéry nel Il Piccolo Principe.

Tutti gli adulti in passato hanno vissuto la loro infanzia e sono stati bambini, ma sono davvero in pochi a tenerne conto. Sarebbe utile riscoprire il nostro bambino interiore ed ascoltare la sua voce. I bambini non sono adulti in miniatura, sono semplicemente bambini. Siamo noi adulti ad essere bambini un po’ cresciuti, anche se spesso ce ne dimentichiamo.

Se impariamo a comunicare ciò che siamo insegniamo ai nostri figli a non avere paura di essere ciò che sono!

 

Autori:

Dott.ssa Ilenia Cipollaro, psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale 
ilenia.cipollaro@gmail.com

Dott. Paolofabrizio De Luca, psicologo, psicodiagnosta, psicoterapeuta e psicosomatista 
paolofabriziodeluca@gmail.com

 

Per informazioni ed appuntamenti:

Studio: Via G. Merliani 144 - Napoli Tel. 3937763680

sabato 26 ottobre 2019

Le Vie del Benessere

Dott. Paolofabrizio De Luca
Psicologo - Psicoterapeuta - Consulente Tecnico d'Ufficio Tribunale di Napoli.
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